
Per noi che seguiamo il loro viaggio da casa o dall’ufficio, chilometro più o chilometro meno fa poca differenza. Caldo o freddo, deserto o piste battute cosa ci cambia?
Per Alessandro Bacci ed Emanuele Cruciani, invece, la prospettiva è completamente diversa. Le difficoltà che potenzialmente potrebbero investire il loro viaggio hanno tutte un nome, sono conosciute. Questo non significa però che abbiano anche una soluzione. L’ultima poi, quella anticipata nei report via sms precedenti, almeno alla partenza non faceva parte del novero dei problemi da superare. Ma la situazione evolve velocemente e ora l’ostacolo più grande è rappresentato da un gruppo di terroristi che si muove tra il Niger e l’Algeria. La situazione non è semplice, il ritorno a casa si fa imminente.
Ecco cosa ci raccontano:
Day 34: Ci troviamo a destinazione, li veniamo accompagnati nel locale commissariato di polizia dove rimarremo per tutto il pomeriggio in attesa sul da farsi per l’indomani. Ovvero proseguire verso la frontiera algerina da cui ci separano 200 km di deserto. Per la cena veniamo accompagnati al ristorante a bordo di una Jeep. I militari armati presidiano l’ingresso della sala, ci sentiamo a disagio e dopo aver mangiato alla svelta facciamo rientro. Qui il commissario ci comunica che non possiamo proseguire e domattina verremo rispediti indietro. Nessuno ci dice il perché, pronunciano la frase: “terroristi, voi siete bianchi.”
Dobbiamo dormire lì dentro, possiamo scegliere tra le celle o all’aperto con i sacchi a pelo. Ci appartiamo in mezzo alle Jeep cercando di trovare una soluzione nella nostra mente.
La notte passa insonne tra pensieri, zanzare e carcerati che si lamentano. Alle 5.30 il muezzin ci ricorda che è ora di andare. Veniamo accompagnati al distributore, costretti a fare benzina nonostante non ne avessimo bisogno e messi in mezzo a due Jeep. Questa volta non ci perdono di vista, hanno anche i nostri passaporti. Parlando con i militari scopriamo altri dettagli. Il famigerato gruppo internazionale di terroristi scarrozza a suo piacimento tra il Niger e l’Algeria nella striscia di terra di nessuno.
Inoltre adesso i profughi della Libia sono ovunque, infatti incrociamo anche una colonna mobile della Croce Rossa; poi ci rendiamo contro anche che ci dicono tante bugie. Comunque se ci avessero detto queste cose al primo commissariato 600 km fa, non avremmo subito questa inutile tortura. Ora ci troviamo in difficoltà per il rientro. Il ritorno verso Agadez è pesante, se prima c’era lo stimolo per affrontare la famigerata pista, ora tra la stanchezza fisica e morale arriviamo a pezzi. Veniamo spediti in un hotel con la raccomandazione di presentarci domattina di nuovo al via con il convoglio armato. Avremmo voluto fermarci qui un giorno per riposare e radunare le idee per organizzare il rientro, lungo e difficile sia per i problemi burocratici, sia per la strada da percorrere.
Day 35: Intanto grazie alla collaborazione di amici e parenti da casa stiamo valutando il da farsi e mentre siamo in strada, grazie agli SMS che ci tengono aggiornati su date, costi e possibilità, siamo indecisi se ritornare in Mali o andare in Benin. La distanza è quasi la stessa, i prezzi pure. Poi arriviamo nei pressi dell’aeroporto della capitale nigerina e proviamo a chiedere. E’ deserto, sembra tutto chiuso, abbiamo una dritta sull’Air France Cargo, quindi ci mettiamo alla ricerca dei loro uffici. Troviamo un operaio, che chiama il responsabile a casa che a sua volta chiama il capo per le quotazioni. Pesiamo le moto, le misuriamo, poi comincia una trattativa serrata sulle cifre. Alla fine spuntiamo il prezzo e così il viaggio finisce qui, in questo hangar.
All’improvviso ci dobbiamo separare dalle moto, cominciamo le operazioni per la preparazione dei mezzi e la divisione dei bagagli. Ora dobbiamo risolvere il problema del pagamento. Qui vogliono solo contanti, quindi cominciano i problemi perché la linea internet non funziona in tutta la città e siamo costretti a telefonare a casa per farci inviare i soldi e prenotare il volo per noi. Anche le cose più semplici diventano un problema.
Day 37: Appena svegli il pensiero è quello di poter ricevere il denaro in tempo per poter spedire le moto questa sera. Ricontattiamo lo spedizioniere che arriva all’albergo con un motorino scalcinato con cui iniziamo a girare per tutta Niamey in cerca di un Money Transfer con la connessione attiva. La cosa buffa è che lui ha i contatti telefonici delle varie agenzie, li chiama per assicurarsi che la linea ci sia veramente. Prendiamo il motorino a 40°C e una volta arrivati ci rispondono allo stesso modo “pà de connexion en tout la ville” ……allora ditelo che lo fate apposta!!!!!
Alla fine verso le 14.00 viene ripristinata la linea, via di corsa a prendere i soldi e poi all’aeroporto per imballare le moto. Andiamo per pagare quando lo spedizioniere ci comunica che aveva sbagliato a fare i conti….non esistiamo un attimo a controbattere con “PA’ DE PROBLEM”……..qualche giro di numeri e le moto dimagriscono immediatamente di quanto serve per far tornare il conto.
Inizia la ricerca dei pallet per caricare le moto. Pensiamo: è il loro lavoro li avranno. Sbagliato! Dopo 2 ore arrivano 4 tizi sudati fradici con 1 pallet ciascuno. Solo le immagini possono testimoniare le fasi del carico che avviene in presenza di circa 20 persone tra doganieri e gendarmi. Dopo qualche scambio di “idee” sul da farsi riusciamo ad impacchettare il tutto. Le moto partiranno questa sera per Parigi da cui saranno trasbordate martedì per Milano. Ulteriore trasferimento a Roma dove le prenderemo venerdì pomeriggio appena atterreremo anche noi.
Day 38: Oggi riposo assoluto, usciamo dall’albergo solo per fare spesa. La bottega che vende di tutto si trova accanto all’albergo, a parte che non abbiamo voglia, siamo anche stanchi di farci cuocere dal sole. Ne approfittiamo per sistemare le ultime cose per il rientro: la logistica per Roma, il diario di viaggio, ecc. La sera usciamo per andare al ristorante che si trova di fronte all’albergo che cuoce degli ottimi spiedini di carne, poi di nuovo in camera.
Day 39: Stamattina il proposito è quello di cominciare ad riordinare i video. Manu se ne sta sdraiato ad ascoltare la musica. Ad un certo punto si presenta il ragazzo della reception dicendo che devono fare un lavoretto nelle nostra camera e dovremmo spostare le valigie. Acconsentiamo e facciamo entrare gli operai, quando vediamo gli attrezzi capisco che vogliono fare qualcosa di pesante. Si mettono ad abbattere l’infisso di una porta che comunicava con un’altra camera. Tra rumore e polvere la stanza diventa invivibile, sopportiamo anche questa. Tra una telefonata e una preghiera il muro prende forma, speriamo che finisca per cena, almeno usciamo.
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