
Marcello Carucci è un motociclista che Metzeler conosce da tempo e al quale dedica sempre con molto piacere uno spazio sui propri profili social. Per quanti non lo conoscessero ancora, Marcello è un docente di educazione fisica della scuola pubblica che di “mestiere” fa il motociclista. Ogni anno, per scopi benefici, cavalca la sua moto gommata Metzeler per raggiungere i posti più impervi del pianeta, regalare qualche sorriso ai bambini bisognosi consegnando loro i doni che porta con sé durante il viaggio.
I chilometri che Marcello ha consumato con gli pneumatici Metzeler “ai piedi” sono decine e decine di migliaia.
L’ultima avventura del nostro “collaudatore” di fiducia, che alle spalle ha ben 31 anni di moto turismo, si è svolta quest’estate (partenza il 30 giugno). L’itinerario percorso ha toccato la Repubblica del Montenegro, l’Albania, la Macedonia, la Bulgaria, la Turchia, la Georgia, l’Armenia, la Romania, la Moldova, la Transnistria, l’Ucraina, la Bielorussia, la Polonia, l’Ungheria e l’Austria.
Quest’anno il viaggio ha assunto un significato particolare perché è stato dedicato a Marco Simoncelli, il campione italiano tragicamente scomparso nell’ottobre del 2011. A questo proposito, ottenuto il benestare della famiglia Simoncelli, Marcello ha portato sul cupolino la foto e il numero del pilota scomparso.
Ecco la “blog cronaca” del suo viaggio raccontata direttamente dal protagonista:
30 giugno. La sveglia suona alle ore 7, sono un po’ ansioso per l’imminente tour. Sembra quasi la prima volta che mi accingo ad affrontare una simile esperienza, ed invece no …. ormai sono ben 31 anni di mototurismo. Preparo una colazione a base di latte di soia e cornflex e allestisco i bagagli sulla mia moto, la Crosstourer, nuovo modello giapponese di casa Honda. I bagagli consistono in abbigliamento vario, occorrente per il campeggio, attrezzi per la moto, alimenti e 15 kg di giocattoli che distribuirò ai bambini che incontrerò strada facendo.
Tuttavia appena provo il mezzo sotto casa mi rendo conto che il carico è eccessivo. La cosa mi preoccupa molto, dovrò fare molta attenzione durante la guida.
Alle 13 e 30 saluto mia madre e mi metto in viaggio prendendo il raccordo anulare. Viaggiando prendo familiarità con la moto ed il carico. In meno di due ore sono all’altezza del capoluogo campano. Il caldo è insopportabile, la temperatura segna 39 gradi. Nonostante tutto proseguo, alle ore 18 devo essere al porto di Bari dove mi aspetta il mio amico motociclista, Antonio Santelia, insieme ad altri due centauri.
Viaggio senza interruzione fino ad un distributore di benzina sito a 50 km dal capoluogo pugliese; qui incontro un gruppo di “veraci” motociclisti napoletani che si ricordano di avermi conosciuto durante una fiera a Roma. Mi trattengo con loro circa 30 minuti per scambiare parole e foto ricordo. Ci salutiamo e ognuno prosegue per la propria strada. Poco dopo arrivo al porto di Bari. Alle ore 21 mi imbarco.
L’indomani alle ore 8 sbarco a Bar, il principale porto del Montenegro; le formalità doganali sono semplici e veloci, subito mi avvio ad Ulcinj dove arrivo alle ore 8 e 30. La città è costituita dal settanta per cento di albanesi; gli eleganti minareti delle numerose moschee, cosi come la musica che si ascolta nei chioschi di Kebab nei dintorni della Mala Plaz’a (un quartiere residenziale dove si intravedono ancora i segni del terremoto del 1979), conferiscono al luogo un’atmosfera tipicamente orientale.
Rientrando verso nord faccio sosta a Stari Bar (vecchia Bar) e sulla montagna che fa da sfondo alla città intravedo le vecchie rovine. Dopo una veloce visita riparto, alle ore 12 arrivo a Sveti Stefan, una bellissima e affascinante minuscola isola collegata alla terraferma da uno stretto istmo caratterizzato dalla presenza di case con il tetto di tegole in terracotta. Qui sosto per una giornata in un campeggio; monto immediatamente la tenda, pranzo e dormo un’oretta; una volta sveglio vado a visitare i luoghi. L’isoletta è un vero paradiso costituito da un complesso alberghiero di lusso, molto apprezzato dalle star dello spettacolo, da principi e altri personaggi noti. La temperatura segna 42 gradi, ne approfitto per fare un bagno nelle acque cristalline. Prima che faccia buio ritorno al camping dove distribuisco ad alcuni bambini cappellini e giocattoli. I genitori mi invitano a bere una birra. Dopo cena studio l’itinerario per il giorno successivo.
Il 2 luglio alle ore 8 mi sveglio, mi rifocillo e subito dopo, smontata la tenda, preparo i bagagli e riparto. Mi dirigo verso Budva. Alle ore 10 e 40 mi fermo sulla sponda di un bellissimo fiordo. Il paesaggio è incantevole, peccato faccia molto caldo. Proseguo ancora per Kotor, una splendida e pittoresca cittadina incastonata tra le montagne in un angolo della baia. In tarda mattinata arrivo in città, parcheggio la moto e mi addentro nelle sue stradine interne. Il centro abitato è splendido e pittoresco, è collocato tra vette alte, suggestive e silenziose. Qualche ora più tardi arrivo a Herg-nove e senza visitarla ritorno indietro lungo la strada già percorsa.
Alle ore 17 mi imbarco sul traghetto diretto a Kotor; prezzo del biglietto 2 euro. Continuo l’itinerario e intorno alle ore 18 arrivo in un parco nazionale. Il paesaggio è ammirevole, da un lato boschi e foreste, dall’altro il mare cristallino. Ne approfitto per fare foto e video.
L’esaltazione e la concentrazione sono altissime su queste strade che cadono a picco sul mare. Verso le ore 20 raggiungo la capitale dove soggiorno in un albergo al prezzo di 40 euro al giorno. Visito la città ma non mi entusiasma. L’indomani sarò in Albania. Alle ore 6 suona la sveglia; alzarmi è davvero faticoso. Faccio colazione con una barretta energetica e con della frutta liofilizzata; alle ore 7 e 30 lascio Podgorica.
Dopo un’ora raggiungo la frontiera albanese, sbrigo le formalità burocratiche e proseguo. Le strade si fanno dissestate con ghiaia e terra. La prima città che incontro è Shkoder, l’attraverso e faccio sosta in un albergo distante 5 km dalla capitale Tirana, prezzo concordato 10 euro. Alle ore 15 mi avvio per visitare la capitale. Ci sono viali ombreggiati su cui si affacciano eleganti palazzi e monumenti d’epoca, bar alla moda, parchi e moschee. La città ormai è uscita definitivamente dai lunghi anni di egemonia comunista. Alle ore 21 rientro in albergo e mi trattengo a parlare con il proprietario che quindici anni fa ha lavorato a Perugia.
Il 4 luglio parto nuovamente, questa volta in direzione Vlore. La strada è ottima e posso tenere un’andatura veloce; alle ore 9 raggiungo la città ma proseguo, non mi fermo. Durante il percorso osservo il panorama, la strada corre a picco sul mare cristallino, stupendo!
All’interno attraverso boschi e mi fermo per prendere dell’acqua che sgorga naturalmente.
La temperatura esterna è di 32 gradi, c’è una gran pace. Il silenzio è interrotto solo dal chiacchierio di alcune persone. Alle ore 13 sono a Sarande, una città situata davanti all’isola greca di Corfù, nell’estremo sud dell’Albania; percorro la strada che porta alla città di Delvine. Decido di dirigermi verso l’interno ma rinuncio, la strada non è praticabile, sono ancora eccessivamente carico. Torno indietro. Alle ore 19 arrivo nella località di Elbasan, una città costruita sui resti della città antica di Skampini nel I sec a. c. da tribù illiriche.
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