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  • nov 12 2012

    Marcello Carucci, un viaggio dedicato a Marco Simoncelli (parte quarta)

    Il giorno dopo ci avviamo verso la Bielorussia; arrivati al confine alle ore 11 e 30 impieghiamo quasi due ore per sbrigare le pratiche burocratiche. Mi obbligano a fare un’assicurazione sanitaria della durata di tre giorni al costo di tre euro. Finalmente partiamo e attraversiamo una buona parte del paese circondato da foreste bellissime e infinite.

     

    Alle ore 18 arriviamo in albergo a Vitebsk e all’accettazione, oltre al passaporto, chiedono anche l’assicurazione stipulata in dogana. La città, dopo la capitale Minsk, può essere considerata come la più interessante e dinamica della Bielorussia, soprattutto per l’imponenza del suo patrimonio artistico costituito in particolare dalle caratteristiche cattedrali ortodosse realizzate in legno o in pietra bianca.

     

    Il 7 agosto ci dirigiamo verso la capitale facendo sosta a Mir. Qui visitiamo un castello del cinquecento costruito quasi interamente in mattoni rossi. È un complesso cinto di mura con cinque torri disposte intorno a un cortile affacciato su un laghetto. Il castello si trova sotto la tutela dell’UNESCO. Alle ore 11 siamo a Minsk, la capitale della Bielorussia, dove pranziamo e riposiamo.

     

    Il giorno dopo lasciamo la capitale per dirigerci a Brest; qui i prezzi degli alberghi sono molto alti; decidiamo quindi di fare un giro in moto e proseguire velocemente verso la Polonia.

     

    Arriviamo in terra polacca alle ore 19 e 30. Decidiamo di alloggiare in un confortevole albergo rustico pagando la modica cifra di 25 euro. Ci troviamo a 250 km da Danzica. Il giorno seguente partiamo e troviamo ancora brutto tempo, la temperatura non supera i 19 gradi. Alle ore 12 siamo a Danzica dove rimaniamo per 2 giorni. Segue Cracovia dove facciamo anche tappa ad Auschwitz “amara testimonianza delle atrocità commesse dall’uomo sull’uomo”.

     

    Il 13 agosto riprendiamo il cammino per rientrare in Moldova. La pioggia non ci lascia in pace. Alle ore 14 e 50 siamo in Ucraina, la temperatura è ancora bassa: 15 gradi; viaggiamo fino alle ore 20.

     

    Il 14 agosto raggiungiamo la Moldova dove rimaniamo fino al 29, data di rientro in Italia. Da internet abbiamo appreso dell’arrivo imminente di una brutta perturbazione dal nord Europa. Sulla via del ritorno pernottiamo a 200 km da Budapest. Il pomeriggio del 31 agosto, dopo 26 ore di viaggio inframmezzate da due sole ore di sonno trascorse in autogrill, siamo a Roma.

     

    I chilometri percorsi in questo tour sono stati oltre 17.000. Fatica, sudore, paesaggi incantevoli, storia, ricordi e memorie si sono intrecciate lungo tutto il tragitto.

     

    RINGRAZIAMENTI
    In primis vorrei ringraziare la compagna di Marco Simoncelli, Kate Fretti, che mi ha autorizzato insieme alla fondazione a lui dedicata, di intitolare il tour al grande campione scomparso. Seguono la mia compagna di viaggio Silvia e tutti i miei sponsor: Bergamaschi, Bertoni, D.I.D, D’Amico Design, Forma, Faster 96, Gensan, Giali, Givi, Interphone, Lightech, Mafra, Metzeler, Nolan, Nissin, Pronto Visto, Putoline, Rinolfi, Sourace, Sixs, Teknoselle e Tucano Urbano. Ulteriori informazioni e foto direttamente su www.marcellocarucci.it.

  • nov 06 2012

    Marcello Carucci, un viaggio dedicato a Marco Simoncelli (parte terza)

    È il 10 luglio, il tempo è ancora brutto. Alle ore 9 riparto. Dopo un’ora di viaggio, in direzione Erzum, vedo un campo nomadi, richiamo l’attenzione di alcuni bambini e distribuisco loro alcuni giocattoli offerti dagli studenti della scuola media nella quale insegno (San Biagio Platani, Tor Bella Monaca – Roma). La loro gioia è immensa, sono felice. Realizzo alcune foto per suggellare il momento e riparto. Alle ore 13 sono a Erzum, il tempo è parzialmente nuvoloso; faccio tappa in una stazione di servizio dove lavora un romeno con il quale scambio due parole.

     

    Verso le ore 17 incontro una fila di macchine e penso sia successo un incidente. In realtà scopro che devono far saltare una parte della montagna così familiarizzo con dei turchi che mi chiedono informazioni sulla moto (la mia Honda Crosstourer), sulla meta del viaggio e sui tempi di percorrenza. La strada è pessima, numerosi sono i tratti con ghiaia, il rischio di cadere, anche a causa del carico eccessivo, è molto alto. Raggiungo la dogana georgiana alle ore 2 e 30 di notte; sono stanchissimo.

     

    Decido di fermarmi in un bar per mangiare. Mentre familiarizzo con dei georgiani, a pochi passi da me, scoppia una rissa. Rifletto e penso di passare la notte qui a Sarpi, non ho nessuna intenzione di rivivere l’esperienza di Tbilisi del 2004 (potete leggere il racconto o la rassegna stampa).

     

    Il morale non è al top, l’unica cosa che desidero adesso è riposare mentre invece dovrò passare la notte sveglio, al freddo e con la pioggia. Sono le ore 3 e ancora arrivano persone che attraversano la dogana per andare in Turchia. Provo a mettermi per terra per dormire un po’; niente da fare, un poliziotto mi comunica che non posso farlo. Mi faccio forza e sto in piedi appoggiato ad un muretto. Mi fa compagnia un cane randagio, anche lui come me si ripara dalla pioggia e dal freddo, gli offro del cibo. Alle ore 5 finalmente smette di piovere così ne approfitto per proseguire. Gli alberghi lungo il tragitto sono troppo costosi, non posso fruirne. Alle ore 12 sono a 60 km da Khashuri, sono stanchissimo. L’unico desiderio che ho adesso è dormire. Alle ore 18 raggiungo la frontiera armena e continuo a viaggiare fino a Gymri dove sosto in un bellissimo albergo. La città dista circa 160 km dalla capitale Yerevan. Tutta la zona è ad alto rischio sismico.

     

    Il giorno seguente, il 12 luglio, alle ore 8 del mattino mi sveglio con dei grampi alle gambe causati sia dalle ore trascorse seduto in moto, sia dalla mancanza di potassio.

     

    Alle ore 10 e 30 parto per raggiungere Echmiadzin, capitale dell’Armenia dal 180 a.c. al 340 d.c. La città è considerata il luogo più sacro del paese, un paese ricchissimo di siti religiosi storici. Alle ore 17 e 30 sono diretto verso Garne; incrocio una bambina che mi saluta; è insieme ad un gruppo di persone. Torno indietro, la chiamo e le consegno delle bambole. Gli adulti rimangono sorpresi, insistono perché prenda un tè ma gentilmente rispondo che devo proseguire il mio viaggio. Mi fanno tantissime foto e più volte mi stringono la mano sorridendo. Lungo la strada incontro altri tre bambini (Gheran, Armen e Garni) ai quali distribuisco altri giocattoli. Mi fermo in un motel a Garni e visito le rovine romane che ci sono nei dintorni.

     

    Alle ore 7 e 30 il cielo è sereno, la voglia di rimanere a letto è molta ma i luoghi da visitare sono ancora tanti. Faccio una doccia e alle ore 9 riparto. Alle ore 11 e 30 sono sul Lago di Seven situato a 1900 metri sopra il livello del mare. Alle ore 13 e 30 faccio nuovamente sosta in direzione di Vandozor; piove e fa freddo. Alle ore 19 supero nuovamente la dogana e sono in Georgia e alle ore 20 e 15 arrivo a Bolnisi. Non trovo alberghi così continuo sino alla città seguente per finire a pernottare in un distributore di benzina.

     

    In tanti mi offrono da bere e si intrattengono in chiacchiere. Arriva pure la polizia. Mi trovo nella città di Marleuni. Molti abitanti sono originari dell’Azerbaijan. La polizia pattuglia la zona così dopo diverse ore posso finalmente sdraiarmi e dormire fino alle ore 4 del mattino. Quando mi alzo preparo una colazione a base di orzo, gallette di riso, miele e caffè offerta dal gestore del distributore di benzina; alle ore 5 riparto e alle ore 11 sono a 100 km da Batumi.

     

    Il tempo è nuvoloso, fortunatamente non piove. Alle ore 13 sono in dogana, la burocrazia dei doganieri è assillante e assurda: controllano minuziosamente passaporto, foto, timbri, date, validità ecc., per oltre 30 minuti. Alla fine, esasperato, faccio vedere anche la patente e solo a quel punto si decidono a mettermi il visto di transito. Alla frontiera turca sono stati molto più veloci e simpatici. Continuo verso Cinarlik, fino ad arrivare in un distributore sito nei pressi di Samsun dove pernotto. Alle ore 6 e 30 mi rimetto in viaggio. Alle ore 15 e 45 faccio una sosta, mi trovo a 450 km da Istanbul. Ora che i 15 kg di giocattoli sono stati distribuiti, che i viveri stanno terminando e che il carico della moto si è ridotto viaggio più facilmente.

     

    L’indomani, verso le ore 17 e 30, sono in un bellissimo hotel a Veliko Tarnovo. Visito la città fino a sera, mi piace moltissimo. Il giorno seguente mi dirigo verso la Romania attraversando parchi e boschi meravigliosi.

     

    Verso le ore 20 e 15 supero la frontiera moldova e poco dopo arrivo a casa dei genitori di Silvia. Ceniamo tutti insieme. Durante il mio soggiorno in Moldova do una mano nel lavoro raccogliendo frutta, fagioli, patate e tanto altro.

    Il 2 agosto, alle ore 13 e 30, parto per raggiungere Silvia all’aeroporto di Chisinau. Il 5 agosto si parte insieme da Carpineni per raggiungere la Trasnistria, località che negli ultimi anni abbiamo attraversato almeno una decina di volte. Alla dogana perdiamo oltre un’ora e come se non bastasse devo pagare una tassa maggiorata per il transito perché la moto è nuova. Dopo meno di due ore siamo in dogana Ucraina e alle ore 16 arriviamo nella città di Kiew.

  • nov 02 2012

    Marcello Carucci, un viaggio dedicato a Marco Simoncelli, parte seconda

    Vado alla ricerca di un albergo; ne trovo uno apparentemente interessante. Mi informo sul prezzo, 30 euro. Troppi! Contratto dicendo loro che a Tirana ho pagato solo 10 euro così il gestore scende a 25. Non accetto comunque e me ne vado ma nel momento in cui sto per salire sulla moto il gestore mi chiama e “rilancia” a 20 euro. Affare fatto, la stanza è dotata di tutti i comfort: televisore, aria condizionata e frigo bar.

     

    Al rientro in albergo decido di chiamare in Italia la mia compagna Silvia e mia madre. Purtroppo il cellulare durante il viaggio si è accesso e i sobbalzi hanno favorito il digitare di un pin errato. Ora devo inserire il codice Puk. La cosa mi agita parecchio, penso alla preoccupazione che potrei suscitare nei miei cari se non dovessero sentirmi. Non riesco a dormire. Alle ore 4 di mattina mi sveglio, fa caldo, accendo l’aria condizionata, sono inquieto per via del telefonino bloccato. Faccio una doccia e riparto.

     

    Alle ore 8 e 30 sono nelle vicinanze di un lago nella località di Progradec, finalmente riesco a riattivare il cellulare e a contattare la mia compagna. Proseguo il tour con lo spirito più leggero. Alle ore 9 e 40 sono in terra Macedone, sosto per il pranzo. Alle ore 12 prendo l’autostrada per Skopje e viaggio senza sosta fino alle ore 16 quando entro in Bulgaria; il paesaggio continua ad essere meraviglioso.

     

    I controlli alla dogana sono velocissimi; viaggio veloce per raggiungere il Monastero di Rila. Alle ore 19, in prossimità della meta faccio un’ulteriore sosta, sento la necessità di fermarmi per osservare il panorama: bellissimo; la pace e il silenzio assoluto sono accompagnati dall’odore intenso della vegetazione e dal profumo dei fiori, a fare da colonna sonora il solo scorrere del fiume e il cinguettio degli uccelli.

     

    Raggiungo il campeggio vicino al monastero, mi organizzo e alle ore 21 decido di visitare l’abbazia, purtroppo è chiusa. Mi comunicano che aprirà il giorno successivo alle ore 6. Ritorno al camping, mi preparo la cena. Sono solo. La temperatura è bassa e mi trovo immerso tra le montagne e un piccolo torrente. Mi fermo a meditare. Sono partito dall’Italia appena sei giorni fa ma sembra sia trascorsa un’eternità. Probabilmente dipende dall’intensità con cui vivo le giornate.

     

    Familiarizzo con il gestore del campeggio, un uomo corpulento dalla stazza superiore ai 120 kg, una persona buona e genuina che conosce un po’ l’italiano; con lui c’è anche il padre, un anziano signore ancora molto attivo.

     

    Alle ore 21 e 30 ceno e vado a letto. Alle ore 4 e 30 mi sveglio, ho freddo, ne approfitto per coprirmi con gli indumenti termici. Nel frattempo incomincia a fare giorno. Alle ore 5 e 30 mi alzo definitivamente per visitare il Monastero di Rila, il più grande e celebre della Bulgaria. Il monastero, patrimonio dell’Unesco sin dal 1983, fu fondato nel 927 d.c. da Ivan Rilski, capo di una colonia di monaci eremiti.

     

    Alle ore 7 e 30 sono di rientro, smonto la tenda e carico nuovamente la moto, saluto il gestore del campeggio e suo padre e parto per Sofia. Arrivo nella capitale alle ore 12. La città, la più grande della Bulgaria, è bellissima. Rientro alle ore 22.

     

    Il giorno seguente alle ore 7 riprendo il viaggio per arrivare dal mio amico Adalberto Buzzin, un importante viaggiatore. L’appuntamento è stato fissato la sera prima. Alle ore 8 e 30 viene a prendermi e mi accompagna nella sua abitazione sita nella città di Plovdiv. Lascio la moto sotto casa sua e andiamo a visitare il centro. La città è la seconda per densità di popolazione, ha un centro storico in stile rinascimentale ed è conosciuta come la Firenze Bulgara.

     

    Alle ore 12 e 30 del giorno seguente arrivo in Turchia. In dogana ci sono numerosissime macchine. Proseguo sino all’autostrada ma c’è un vento forte che non mi permette di superare i 100 km orari. Poco più tardi si aggiungono anche la pioggia e il freddo. Alle ore 21, stanco e assonnato, decido di fare sosta accanto a un tir. Apro la tenda, ceno e mi metto a dormire. Alle ore 6 e 30 mi sveglia una sirena della polizia. Il tempo è ancora brutto, ormai sveglio mi vesto con indumenti termici e parto immediatamente.

     

    Alle ore 12 lungo la strada, nelle vicinanze di Osmancik, faccio nuovamente sosta e pranzo. La temperatura è aumentata considerevolmente e finalmente c’è il sole. Altra pausa alle ore 17 presso un benzinaio, ancora pioggia e bassa visibilità. Alcuni turchi mi invitano a prendere un caffè e mi chiedono dove sono diretto. Finalmente alle ore 20 raggiungo un confortevole hotel a tre stelle, prezzo 20 euro, sito nei pressi di Herzican.

  • nov 01 2012

    Marcello Carucci, un viaggio dedicato a Marco Simoncelli

    Marcello Carucci è un motociclista che Metzeler conosce da tempo e al quale dedica sempre con molto piacere uno spazio sui propri profili social. Per quanti non lo conoscessero ancora, Marcello è un docente di educazione fisica della scuola pubblica che di “mestiere” fa il motociclista. Ogni anno, per scopi benefici, cavalca la sua moto gommata Metzeler per raggiungere i posti più impervi del pianeta, regalare qualche sorriso ai bambini bisognosi consegnando loro i doni che porta con sé durante il viaggio.

     

    I chilometri che Marcello ha consumato con gli pneumatici Metzeler “ai piedi” sono decine e decine di migliaia.

     

    L’ultima avventura del nostro “collaudatore” di fiducia, che alle spalle ha ben 31 anni di moto turismo, si è svolta quest’estate (partenza il 30 giugno). L’itinerario percorso ha toccato la Repubblica del Montenegro, l’Albania, la Macedonia, la Bulgaria, la Turchia, la Georgia, l’Armenia, la Romania, la Moldova, la Transnistria, l’Ucraina, la Bielorussia, la Polonia, l’Ungheria e l’Austria.

     

    Quest’anno il viaggio ha assunto un significato particolare perché è stato dedicato a Marco Simoncelli, il campione italiano tragicamente scomparso nell’ottobre del 2011. A questo proposito, ottenuto il benestare della famiglia Simoncelli, Marcello ha portato sul cupolino la foto e il numero del pilota scomparso.

     

    Ecco la “blog cronaca” del suo viaggio raccontata direttamente dal protagonista:
    30 giugno. La sveglia suona alle ore 7, sono un po’ ansioso per l’imminente tour. Sembra quasi la prima volta che mi accingo ad affrontare una simile esperienza, ed invece no …. ormai sono ben 31 anni di mototurismo. Preparo una colazione a base di latte di soia e cornflex e allestisco i bagagli sulla mia moto, la Crosstourer, nuovo modello giapponese di casa Honda. I bagagli consistono in abbigliamento vario, occorrente per il campeggio, attrezzi per la moto, alimenti e 15 kg di giocattoli che distribuirò ai bambini che incontrerò strada facendo.

     

    Tuttavia appena provo il mezzo sotto casa mi rendo conto che il carico è eccessivo. La cosa mi preoccupa molto, dovrò fare molta attenzione durante la guida.

     

    Alle 13 e 30 saluto mia madre e mi metto in viaggio prendendo il raccordo anulare. Viaggiando prendo familiarità con la moto ed il carico. In meno di due ore sono all’altezza del capoluogo campano. Il caldo è insopportabile, la temperatura segna 39 gradi. Nonostante tutto proseguo, alle ore 18 devo essere al porto di Bari dove mi aspetta il mio amico motociclista, Antonio Santelia, insieme ad altri due centauri.

     

    Viaggio senza interruzione fino ad un distributore di benzina sito a 50 km dal capoluogo pugliese; qui incontro un gruppo di “veraci” motociclisti napoletani che si ricordano di avermi conosciuto durante una fiera a Roma. Mi trattengo con loro circa 30 minuti per scambiare parole e foto ricordo. Ci salutiamo e ognuno prosegue per la propria strada. Poco dopo arrivo al porto di Bari. Alle ore 21 mi imbarco.

     

    L’indomani alle ore 8 sbarco a Bar, il principale porto del Montenegro; le formalità doganali sono semplici e veloci, subito mi avvio ad Ulcinj dove arrivo alle ore 8 e 30. La città è costituita dal settanta per cento di albanesi; gli eleganti minareti delle numerose moschee, cosi come la musica che si ascolta nei chioschi di Kebab nei dintorni della Mala Plaz’a (un quartiere residenziale dove si intravedono ancora i segni del terremoto del 1979), conferiscono al luogo un’atmosfera tipicamente orientale.

     

    Rientrando verso nord faccio sosta a Stari Bar (vecchia Bar) e sulla montagna che fa da sfondo alla città intravedo le vecchie rovine. Dopo una veloce visita riparto, alle ore 12 arrivo a Sveti Stefan, una bellissima e affascinante minuscola isola collegata alla terraferma da uno stretto istmo caratterizzato dalla presenza di case con il tetto di tegole in terracotta. Qui sosto per una giornata in un campeggio; monto immediatamente la tenda, pranzo e dormo un’oretta; una volta sveglio vado a visitare i luoghi. L’isoletta è un vero paradiso costituito da un complesso alberghiero di lusso, molto apprezzato dalle star dello spettacolo, da principi e altri personaggi noti. La temperatura segna 42 gradi, ne approfitto per fare un bagno nelle acque cristalline. Prima che faccia buio ritorno al camping dove distribuisco ad alcuni bambini cappellini e giocattoli. I genitori mi invitano a bere una birra. Dopo cena studio l’itinerario per il giorno successivo.

     

    Il 2 luglio alle ore 8 mi sveglio, mi rifocillo e subito dopo, smontata la tenda, preparo i bagagli e riparto. Mi dirigo verso Budva. Alle ore 10 e 40 mi fermo sulla sponda di un bellissimo fiordo. Il paesaggio è incantevole, peccato faccia molto caldo. Proseguo ancora per Kotor, una splendida e pittoresca cittadina incastonata tra le montagne in un angolo della baia. In tarda mattinata arrivo in città, parcheggio la moto e mi addentro nelle sue stradine interne. Il centro abitato è splendido e pittoresco, è collocato tra vette alte, suggestive e silenziose. Qualche ora più tardi arrivo a Herg-nove e senza visitarla ritorno indietro lungo la strada già percorsa.

     

    Alle ore 17 mi imbarco sul traghetto diretto a Kotor; prezzo del biglietto 2 euro. Continuo l’itinerario e intorno alle ore 18 arrivo in un parco nazionale. Il paesaggio è ammirevole, da un lato boschi e foreste, dall’altro il mare cristallino. Ne approfitto per fare foto e video.

     

    L’esaltazione e la concentrazione sono altissime su queste strade che cadono a picco sul mare. Verso le ore 20 raggiungo la capitale dove soggiorno in un albergo al prezzo di 40 euro al giorno. Visito la città ma non mi entusiasma. L’indomani sarò in Albania. Alle ore 6 suona la sveglia; alzarmi è davvero faticoso. Faccio colazione con una barretta energetica e con della frutta liofilizzata; alle ore 7 e 30 lascio Podgorica.

     

    Dopo un’ora raggiungo la frontiera albanese, sbrigo le formalità burocratiche e proseguo. Le strade si fanno dissestate con ghiaia e terra. La prima città che incontro è Shkoder, l’attraverso e faccio sosta in un albergo distante 5 km dalla capitale Tirana, prezzo concordato 10 euro. Alle ore 15 mi avvio per visitare la capitale. Ci sono viali ombreggiati su cui si affacciano eleganti palazzi e monumenti d’epoca, bar alla moda, parchi e moschee. La città ormai è uscita definitivamente dai lunghi anni di egemonia comunista. Alle ore 21 rientro in albergo e mi trattengo a parlare con il proprietario che quindici anni fa ha lavorato a Perugia.

     

    Il 4 luglio parto nuovamente, questa volta in direzione Vlore. La strada è ottima e posso tenere un’andatura veloce; alle ore 9 raggiungo la città ma proseguo, non mi fermo. Durante il percorso osservo il panorama, la strada corre a picco sul mare cristallino, stupendo!

     

    All’interno attraverso boschi e mi fermo per prendere dell’acqua che sgorga naturalmente.
    La temperatura esterna è di 32 gradi, c’è una gran pace. Il silenzio è interrotto solo dal chiacchierio di alcune persone. Alle ore 13 sono a Sarande, una città situata davanti all’isola greca di Corfù, nell’estremo sud dell’Albania; percorro la strada che porta alla città di Delvine. Decido di dirigermi verso l’interno ma rinuncio, la strada non è praticabile, sono ancora eccessivamente carico. Torno indietro. Alle ore 19 arrivo nella località di Elbasan, una città costruita sui resti della città antica di Skampini nel I sec a. c. da tribù illiriche.

  • set 21 2011

    Marcello Carucci, Italia – Kazakistan andata e ritorno.. (seconda parte)

    Questa estate Marcello Carucci si è reso protagonista di una nuova avventura: 17.300 chilometri in sella alla sua moto per raggiungere Austria, Ungheria, Romania, Moldova, Trasnistria, Ucraina, Repubblica Autonoma della Crimea, Russia e Kazakistan. Un’avventura di questa portata non potevamo certo raccontarvela in un solo post, ed ecco, allora, che il “diario di bordo” di Marcello è diventato un moto racconto diviso in tre puntate. Eccovi la seconda..

     

    * * * *

     

    L’indomani la sveglia suona alle 6:00; alzarsi è un’impresa. I chilometri trascorsi in sella alla moto li sentiamo sul viso, nelle mani (gonfie) e nelle ossa. Dalla finestra vedo il cielo nuvoloso, tira vento. Alle 13:00, superata la città di Oral, raggiungiamo, muniti di taniche di benzina, Aktòbe. La tanica vuota portata dall’Italia, durante il viaggio, a contatto con il terminale di scarico della moto, è scoppiata. Non ci rimaneva altro che una tanica da 5 litri che però avremmo voluto utilizzare per l’acqua distillata.

     

    Ci mettiamo alla ricerca di qualcosa di più adatto tra i mercati, ma è come trovare un ago in un pagliaio. Per non perdere altro tempo opto per l’acquisto di una tanica da 5 litri di acqua minerale. Ripartiamo con il pieno alla moto, due taniche e una bottiglia di plastica da due litri colmi di benzina.

     

    Ci prepariamo ad affrontare parte della steppa. Per oltre 350 km non incontriamo alcuna stazione di servizio. Durante il cammino ci fermiamo e controlliamo le taniche che con il calore si dilatano. Svitiamo lentamente i tappi ed eliminiamo l’aria. È un’azione molto delicata perché se uno dei contenitori dovesse scoppiare sarebbe la fine. Man mano che consumiamo carburante ci fermiamo e riempiamo il serbatoio della moto. Alle 21:00 entriamo in città dalla via principale e raggiungiamo l’albergo.

     

    Il 5 agosto mi alzo presto per fare le operazioni di manutenzione: cambio le pastiglie dei freni anteriori e l’olio al motore. Poi, ci organizziamo nuovamente con le taniche di benzina, ci copriamo con gli indumenti termici e affrontiamo un’altra volta la steppa. Durante la marcia incontriamo Robert, polacco, con una moto da fuoristrada. Gli chiediamo quali siano le condizioni della strada e lui ci esorta a non proseguire. Robert aveva rischiato di rimanere intrappolato tra una duna di sabbia e l’altra. Non voglio mollare e così aspetto altri automobilisti per chiedere maggiori lumi. La risposta è sempre la stessa, continuare è impossibile.

     

    Silvia propone di andare ad Astana, la capitale. Decidiamo di proseguire nonostante stia facendo buio, ma dopo qualche ora ci rendiamo conto che è impossibile muoversi lungo la steppa. Così ci fermiamo presso una stazione di servizio, dove decidiamo di trascorrere la notte. A tarda sera comincia un via vai di ceffi e balordi, tra cui un individuo uscito da poco dalla galera che osserva attentamente la mia moto. Ci chiede in quale direzione siamo diretti ma le informazioni che diamo sono del tutto fuorvianti. La situazione si fa più tesa quando, durante la sera, lo stesso individuo ritorna con altri amici. Fortunatamente le intenzioni non sono cattive. Fatta benzina, ci saluta e riparte.

     

    I proprietari del distributore si sono chiusi a chiave. Il via vai di macchine continua sino a notte fonda. Passiamo buona parte della nottata al freddo e intorno alle 6:00 partiamo sotto la pioggia. Dopo un’oretta lasciamo il temporale alle nostre spalle. Durante il viaggio ho frequenti colpi di sonno che mi costringono a fermarmi e riposare sul ciglio della strada. Alle 11:00 della mattina siamo nuovamente ad Aktòbe, dove dormiamo fino alle 19:00. Più tardi andiamo a visitare una moschea. Mi colpisce il grande lampadario di origine turca realizzato in vetro del peso di 4 tonnellate.

     

    Domenica 7 agosto, alle 6:30, sono in piedi e, come al solito, scruto il cielo dalla finestra. È sereno, meglio, perché dovremo attraversare molto sterrato. La nostra direzione adesso è nuovamente Oral, per poi proseguire verso Samara dove le strade sono migliori.

     

    Alle 8:00 partiamo e percorriamo oltre 100 km di strada dissestata. Il tempo è nuovamente pessimo, fa freddo. Durante il tragitto distribuisco ai bambini giocattoli, palloncini da gonfiare e braccialetti. L’occasione è buona per scattare fotografie e fare riprese con la telecamera. Alle 17:44, al confine russo, incontriamo nuovamente Robert, il motociclista polacco che in precedenza ci aveva sconsigliato di proseguire per l’Uzbekistan.

     

    Dopo qualche chilometro lo salutiamo e proseguiamo per la Crimea. Alle 20:00 ci fermiamo in un motel, distante circa 80 km da Saratov. Facciamo amicizia con i proprietari e chiacchieriamo con loro dell’attuale situazione economica.

     

    L’8 agosto finalmente lasciamo definitivamente la steppa per incontrare un paesaggio verde, ricco di piantagioni di girasole. Siamo diretti a Volgograd. Alle 11:00 passiamo per Saratov e durante un sorpasso non consentito la polizia ci inquadra con il tele laser. Appena fermi faccio il vago e chiedo a Silvia di non intervenire. I poliziotti mi chiedono i documenti e comunicando a gesti capisco che vogliono qualcosa in cambio, soldi o souvenir. Li convinco che non ho niente di tutto ciò e che non capisco la loro lingua; fortunatamente mi restituiscono la patente internazionale, il libretto della moto e mi graziano. A quel punto chiedo a Silvia di ringraziarli e di parlare in russo; i poliziotti capiscono che li abbiamo presi in giro e ridono. Per qualche minuto continuiamo a dialogare sulla moto e sul viaggio. Dopo averli ringraziati nuovamente ci allontaniamo. Nel pomeriggio attraversiamo Volgograd, una città brutta e caotica.

     

    To be continued…

ROAD RACING 2014

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