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  • apr 27 2012

    Sicurezza stradale: in tre secondi si decide una vita

    L’argomento è spiacevole ma parlarne aiuta, soprattutto se le eventuali considerazioni sono corroborate da dati e analisi condotte con metodo scientifico e riguardano in particolare il mondo della moto. In Inghilterra, un team eterogeneo formato da esperti di investigazione sugli incidenti stradali, studiosi di scienze di Medicina Legale ed esperti del Centro di Ricerca per la sicurezza dei Trasporti, con il supporto della Fondazione Federale dei Motociclisti Britannici, ha condotto uno studio approfondito su trentanove incidenti stradali mortali occorsi a motociclisti. L’analisi ha tenuto conto di informazioni relative alle scene di collisione, all’ambiente, ai dati dei veicoli e ai fattori umani.

     

    Le evidenze fornite in questo documento indicano che ogni collisione stradale è diversa dalle altre ma che in tutti i casi l’intervallo di tempo che trascorre dal momento in cui il pericolo viene percepito e la conclusione dell’impatto (con un altro veicolo o con un’infrastruttura stradale) è generalmente di 2, 3 secondi. Nei 39 casi analizzati emerge che il 63,4% dei motociclisti ha frenato prima della collisione, di questi, il 43,9% ha frenato brutalmente. Del 41,4% dei motociclisti che perdono il controllo del mezzo, il 24,4% cadono verso sinistra; il 17,1%, invece, sul lato destro.

     

    In due casi ben identificati, in cui la collisione è avvenuta in rettilineo, l’ABS ha fatto la differenza sul risultato dell’impatto. Nel 43,6% dei casi analizzati, le cause della collisione sono state a carico dell’altro veicolo; risulta altresì che, rispetto a questa percentuale, nel 76,5% dei casi, i fanali del motociclista erano accesi e perciò il conducente dell’altro veicolo era in grado di vederlo; rimane infatti valida l’ipotesi che i conducenti degli automezzi, inconsciamente, si aspettano, sempre, di scorgere un’auto, un camion, ecc escludendo, inconsapevolmente, l’ipotesi che nella direzione opposta possa sopraggiungere una moto.

     

    Contrariamente a quanto si è portati a credere, rispetto al campione analizzato, le cause di incidente riconducibili all’alta velocità sono state solamente il 10,3% dei casi. L’utilizzo eccessivo di droghe o alcool invece è stato appurato in quattro casi, tre dei quali, ad esclusione dei motociclisti coinvolti, non ha interessato altri mezzi.

     

    Il focus group che è seguito alla ricerca (oggetto di dibattito da parte degli studiosi coinvolti), della quale ha fornito una breve sintesi l’Associazione Motociclisti Incolumi (il testo completo è visibile cliccando qui), ha evidenziato una convergenza di opinioni sul fatto che l’unico vero deterrente rispetto ai sinistri è la percezione del motociclista nell’anticipare il pericolo e/o le dinamiche dalle quali può generarsi una potenziale collisione.

     

    L’esperienza conta, la prudenza pure, l’equipaggiamento tecnico e l’efficienza del mezzo aiutano ma per il “resto” non rimane che la fortuna. Almeno, però, diamole una mano!

  • mar 31 2011

    Guard rail assassini, la responsabilità è dell’ente proprietario delle strade

    La sicurezza stradale è un tema che viene dibattuto, il più delle volte ahinoi, quando accadono eventi sfortunati che colpiscono giovani, famiglie e motociclisti. È vero, la tendenza sta lentamente cambiando, ma è altrettanto vero che un altro argomento legato alla sicurezza, la pericolosità dei guard rail, purtroppo, negli ambienti istituzionali è ancora troppo poco spesso discusso.

     

    Sebbene numerose associazioni, i “movimenti contro”, Metzeler e altri famosi brand, affrontino e parlino con fervore del tema “sicurezza su strada”, e nello specifico si esprimano con fermezza e disappunto circa la pericolosità dei guard rail, purtroppo, la situazione poco è cambiata: i guard rail sono ancora tutti lì, come delle lame pronte a tagliare l’entusiasmo dei motociclisti che per imprudenza, fato e/o cause a loro non imputabili, hanno la sfortuna di sbatterci contro.

     

    Ma il guard rail non dovrebbero essere uno strumento atto ad arginare e contenere i pericoli impliciti legati ai rischi che una condotta di guida non corretta comporta?

     

    La risposta è NI!

     

    Qualunque sia l’interpretazione che possiamo dare alla questione, che purtroppo rimane negativa, in tal senso, e senza indugio, si è espressa la terza sezione civile della Cassazione secondo la quale l’Anas, nel caso di morte provocata da guard rail, è tenuta a risarcire la famiglia della vittima.

     

    Il fatto, appunto, riguarda un motociclista deceduto a causa dei traumi riportati dall’impatto contro una barriera di protezione, la quale, spesso, si rivela più letale delle conseguenze provocate dall’incidente stesso. Ecco, la Cassazione chiamata ad esprimersi sulla vicenda ha stabilito che “la responsabilità da cosa in custodia presuppone che il soggetto al quale la si imputa sia in grado di esplicare riguardo alla cosa stessa un potere di sorveglianza, di modificarne lo stato e di escludere che altri vi apportino modifiche.” Aggiunge poi che “per le strade aperte al traffico l’ente proprietario si trova in questa situazione una volta accertato che il fatto dannoso si è verificato a causa di una anomalia della strada stessa – ed a maggior ragione per un’anomalia relativa agli strumenti di protezione istallati, è comunque configurabile la responsabilità dell’ente pubblico custode, salvo che quest’ultimo non dimostri di non avere potuto far nulla per evitare il danno.” E infine “l’ente proprietario supera la presunzione di colpa quando la situazione che provoca il danno si determina non come conseguenza di un precedente difetto di diligenza nella sorveglianza della strada, ma in maniera improvvisa, atteso che solo quest’ultima – al pari della eventuale colpa esclusiva dello stesso danneggiato in ordine al verificarsi del fatto – integra il caso fortuito previsto dall’art. 2051 c.c., quale discriminante della responsabilità del custode.

     

    In sostanza, per analogia, tutti gli enti proprietari di strade aperte al pubblico transito sono responsabili delle situazioni di pericolo imminente connesse alla struttura o alle pertinenze della strada, indipendentemente dalla sua estensione; “la funzione del guard rail è ontologicamente quella di evitare che qualsiasi condotta di guida non regolare possa portare l’autovettura (o qualsiasi altro mezzo autorizzato a circolare su strada) a pericolose uscite fuori dalla sede stradale.

     

    Cambierà qualcosa?

     

    Per ora non lo sappiamo; per il futuro chissà! In ogni caso, perché gli effetti di una sentenza come questa si “diffondano” in misura tale da sovvertire la concezione e l’installazione delle barriere di protezione verso soluzioni più “consone” all’integrità fisica dei motociclisti ci vorrà del tempo. Sino ad allora, una condotta di guida prudente, l’attenzione alla manutenzione del mezzo e dei pneumatici, la conoscenza dei rischi potenziali e reali del percorso e delle dinamiche legate alla moto, e una buona dose di fortuna, saranno gli unici strumenti cui affidare la nostra incolumità!

ROAD RACING 2014

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