Sicurezza stradale: in tre secondi si decide una vita
L’argomento è spiacevole ma parlarne aiuta, soprattutto se le eventuali considerazioni sono corroborate da dati e analisi condotte con metodo scientifico e riguardano in particolare il mondo della moto. In Inghilterra, un team eterogeneo formato da esperti di investigazione sugli incidenti stradali, studiosi di scienze di Medicina Legale ed esperti del Centro di Ricerca per la sicurezza dei Trasporti, con il supporto della Fondazione Federale dei Motociclisti Britannici, ha condotto uno studio approfondito su trentanove incidenti stradali mortali occorsi a motociclisti. L’analisi ha tenuto conto di informazioni relative alle scene di collisione, all’ambiente, ai dati dei veicoli e ai fattori umani.
Le evidenze fornite in questo documento indicano che ogni collisione stradale è diversa dalle altre ma che in tutti i casi l’intervallo di tempo che trascorre dal momento in cui il pericolo viene percepito e la conclusione dell’impatto (con un altro veicolo o con un’infrastruttura stradale) è generalmente di 2, 3 secondi. Nei 39 casi analizzati emerge che il 63,4% dei motociclisti ha frenato prima della collisione, di questi, il 43,9% ha frenato brutalmente. Del 41,4% dei motociclisti che perdono il controllo del mezzo, il 24,4% cadono verso sinistra; il 17,1%, invece, sul lato destro.
In due casi ben identificati, in cui la collisione è avvenuta in rettilineo, l’ABS ha fatto la differenza sul risultato dell’impatto. Nel 43,6% dei casi analizzati, le cause della collisione sono state a carico dell’altro veicolo; risulta altresì che, rispetto a questa percentuale, nel 76,5% dei casi, i fanali del motociclista erano accesi e perciò il conducente dell’altro veicolo era in grado di vederlo; rimane infatti valida l’ipotesi che i conducenti degli automezzi, inconsciamente, si aspettano, sempre, di scorgere un’auto, un camion, ecc escludendo, inconsapevolmente, l’ipotesi che nella direzione opposta possa sopraggiungere una moto.
Contrariamente a quanto si è portati a credere, rispetto al campione analizzato, le cause di incidente riconducibili all’alta velocità sono state solamente il 10,3% dei casi. L’utilizzo eccessivo di droghe o alcool invece è stato appurato in quattro casi, tre dei quali, ad esclusione dei motociclisti coinvolti, non ha interessato altri mezzi.
Il focus group che è seguito alla ricerca (oggetto di dibattito da parte degli studiosi coinvolti), della quale ha fornito una breve sintesi l’Associazione Motociclisti Incolumi (il testo completo è visibile cliccando qui), ha evidenziato una convergenza di opinioni sul fatto che l’unico vero deterrente rispetto ai sinistri è la percezione del motociclista nell’anticipare il pericolo e/o le dinamiche dalle quali può generarsi una potenziale collisione.
L’esperienza conta, la prudenza pure, l’equipaggiamento tecnico e l’efficienza del mezzo aiutano ma per il “resto” non rimane che la fortuna. Almeno, però, diamole una mano!
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