
È il 10 luglio, il tempo è ancora brutto. Alle ore 9 riparto. Dopo un’ora di viaggio, in direzione Erzum, vedo un campo nomadi, richiamo l’attenzione di alcuni bambini e distribuisco loro alcuni giocattoli offerti dagli studenti della scuola media nella quale insegno (San Biagio Platani, Tor Bella Monaca – Roma). La loro gioia è immensa, sono felice. Realizzo alcune foto per suggellare il momento e riparto. Alle ore 13 sono a Erzum, il tempo è parzialmente nuvoloso; faccio tappa in una stazione di servizio dove lavora un romeno con il quale scambio due parole.
Verso le ore 17 incontro una fila di macchine e penso sia successo un incidente. In realtà scopro che devono far saltare una parte della montagna così familiarizzo con dei turchi che mi chiedono informazioni sulla moto (la mia Honda Crosstourer), sulla meta del viaggio e sui tempi di percorrenza. La strada è pessima, numerosi sono i tratti con ghiaia, il rischio di cadere, anche a causa del carico eccessivo, è molto alto. Raggiungo la dogana georgiana alle ore 2 e 30 di notte; sono stanchissimo.
Decido di fermarmi in un bar per mangiare. Mentre familiarizzo con dei georgiani, a pochi passi da me, scoppia una rissa. Rifletto e penso di passare la notte qui a Sarpi, non ho nessuna intenzione di rivivere l’esperienza di Tbilisi del 2004 (potete leggere il racconto o la rassegna stampa).
Il morale non è al top, l’unica cosa che desidero adesso è riposare mentre invece dovrò passare la notte sveglio, al freddo e con la pioggia. Sono le ore 3 e ancora arrivano persone che attraversano la dogana per andare in Turchia. Provo a mettermi per terra per dormire un po’; niente da fare, un poliziotto mi comunica che non posso farlo. Mi faccio forza e sto in piedi appoggiato ad un muretto. Mi fa compagnia un cane randagio, anche lui come me si ripara dalla pioggia e dal freddo, gli offro del cibo. Alle ore 5 finalmente smette di piovere così ne approfitto per proseguire. Gli alberghi lungo il tragitto sono troppo costosi, non posso fruirne. Alle ore 12 sono a 60 km da Khashuri, sono stanchissimo. L’unico desiderio che ho adesso è dormire. Alle ore 18 raggiungo la frontiera armena e continuo a viaggiare fino a Gymri dove sosto in un bellissimo albergo. La città dista circa 160 km dalla capitale Yerevan. Tutta la zona è ad alto rischio sismico.
Il giorno seguente, il 12 luglio, alle ore 8 del mattino mi sveglio con dei grampi alle gambe causati sia dalle ore trascorse seduto in moto, sia dalla mancanza di potassio.
Alle ore 10 e 30 parto per raggiungere Echmiadzin, capitale dell’Armenia dal 180 a.c. al 340 d.c. La città è considerata il luogo più sacro del paese, un paese ricchissimo di siti religiosi storici. Alle ore 17 e 30 sono diretto verso Garne; incrocio una bambina che mi saluta; è insieme ad un gruppo di persone. Torno indietro, la chiamo e le consegno delle bambole. Gli adulti rimangono sorpresi, insistono perché prenda un tè ma gentilmente rispondo che devo proseguire il mio viaggio. Mi fanno tantissime foto e più volte mi stringono la mano sorridendo. Lungo la strada incontro altri tre bambini (Gheran, Armen e Garni) ai quali distribuisco altri giocattoli. Mi fermo in un motel a Garni e visito le rovine romane che ci sono nei dintorni.
Alle ore 7 e 30 il cielo è sereno, la voglia di rimanere a letto è molta ma i luoghi da visitare sono ancora tanti. Faccio una doccia e alle ore 9 riparto. Alle ore 11 e 30 sono sul Lago di Seven situato a 1900 metri sopra il livello del mare. Alle ore 13 e 30 faccio nuovamente sosta in direzione di Vandozor; piove e fa freddo. Alle ore 19 supero nuovamente la dogana e sono in Georgia e alle ore 20 e 15 arrivo a Bolnisi. Non trovo alberghi così continuo sino alla città seguente per finire a pernottare in un distributore di benzina.
In tanti mi offrono da bere e si intrattengono in chiacchiere. Arriva pure la polizia. Mi trovo nella città di Marleuni. Molti abitanti sono originari dell’Azerbaijan. La polizia pattuglia la zona così dopo diverse ore posso finalmente sdraiarmi e dormire fino alle ore 4 del mattino. Quando mi alzo preparo una colazione a base di orzo, gallette di riso, miele e caffè offerta dal gestore del distributore di benzina; alle ore 5 riparto e alle ore 11 sono a 100 km da Batumi.
Il tempo è nuvoloso, fortunatamente non piove. Alle ore 13 sono in dogana, la burocrazia dei doganieri è assillante e assurda: controllano minuziosamente passaporto, foto, timbri, date, validità ecc., per oltre 30 minuti. Alla fine, esasperato, faccio vedere anche la patente e solo a quel punto si decidono a mettermi il visto di transito. Alla frontiera turca sono stati molto più veloci e simpatici. Continuo verso Cinarlik, fino ad arrivare in un distributore sito nei pressi di Samsun dove pernotto. Alle ore 6 e 30 mi rimetto in viaggio. Alle ore 15 e 45 faccio una sosta, mi trovo a 450 km da Istanbul. Ora che i 15 kg di giocattoli sono stati distribuiti, che i viveri stanno terminando e che il carico della moto si è ridotto viaggio più facilmente.
L’indomani, verso le ore 17 e 30, sono in un bellissimo hotel a Veliko Tarnovo. Visito la città fino a sera, mi piace moltissimo. Il giorno seguente mi dirigo verso la Romania attraversando parchi e boschi meravigliosi.
Verso le ore 20 e 15 supero la frontiera moldova e poco dopo arrivo a casa dei genitori di Silvia. Ceniamo tutti insieme. Durante il mio soggiorno in Moldova do una mano nel lavoro raccogliendo frutta, fagioli, patate e tanto altro.
Il 2 agosto, alle ore 13 e 30, parto per raggiungere Silvia all’aeroporto di Chisinau. Il 5 agosto si parte insieme da Carpineni per raggiungere la Trasnistria, località che negli ultimi anni abbiamo attraversato almeno una decina di volte. Alla dogana perdiamo oltre un’ora e come se non bastasse devo pagare una tassa maggiorata per il transito perché la moto è nuova. Dopo meno di due ore siamo in dogana Ucraina e alle ore 16 arriviamo nella città di Kiew.
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