
23 mesi di viaggio, 18 paesi, una moto, una ragazza da sola. Miriam Orlandi ha fatto della sua passione per la moto, del suo mestiere, un’esperienza di vita indimenticabile vissuta sino al midollo in giro per il mondo. Metzeler è stata partner di questa grandiosa esperienza. Per la verità abbiamo fatto poco; il grosso del lavoro se lo sono sobbarcato gli Metzeler Enduro Sahara 3 che le abbiamo fornito, la sua affidabile BMW R100GS e Miriam, un’amazzone moderna, piena di coraggio, cuore e tenacia. Leggete un po’ ciò che ci ha raccontato sulla sua incredibile Ridexperience!
Quando hai maturato la passione per le moto?
A 7 anni sentii passare qualche cosa che mi fece vibrare dentro, per me bambina era un suono nuovo. Quando con gli occhi cercai la fonte di quel rumore scoprii che era “una macchina a due ruote”; ne ricordo ancora il colore verde scuro e la scritta oro: era una Kawasaki. A me quel suono dette un’emozione enorme.
Quando (e perché) hai deciso di intraprendere il mestiere di osteopata?
Ci sono eventi che nella vita nascono per caso, mi resi conto che come fisioterapista non mi bastavano i risultati del mio lavoro, volevo far di più per i pazienti, ed ecco che trovai l’osteopatia. Calzava a pennello per il mio carattere, e poi, me lo aveva suggerito un amica motociclista, quindi ..
Prima di iniziare a viaggiare per il mondo, che utilizzo facevi della moto?
Ho sempre viaggiato con la moto, ma non solo lidi lontani. Anche per muovermi, andare in città, uscire a cena con gli amici è sempre stata lei la mia compagnia.
Quando (e perché) hai unito la tua passione per la moto con il mestiere di osteopata?
Beh, non c’è una risposta. Diciamo che quando ho deciso di partire per questo viaggio ho pensato: “la moto fa parte di me, e che anche l’osteopatia fa parte di me.. non posso lasciare a casa ne uno ne l’altra.”
Quando hai maturato l’idea di viaggiare per il mondo e utilizzare per i tuoi spostamenti la moto?
4 mesi prima di partire, quindi, ad aprile 2008.
Non sarebbe stato più facile, sicuro e comodo viaggiare su altri mezzi?
Sarebbe stato impossibile per me, non riesco a pensare di fare un viaggio senza la mia moto. In India andai con un gruppo di 4×4, dopo 3 giorni chiesi di guidare (in India si guida a sinistra) ma non potei farlo se non per 2 km, l’autista non era autorizzato a lasciar guidare i clienti. Allora mi misi a fare l’autostop mentre tutti andarono in paese con le Jeep. Fermai una moto e feci un giro con il proprietario che si vantava di avere un’occidentale sul sellino posteriore. Risultato: pensai che mai più avrei fatto un viaggio organizzato ed incanalato nei programmi di una guida o di una linea ferroviaria.
Abbiamo letto dei tuoi viaggi e gli articoli che ti riguardano sul tuo “blog da viaggio”, raccontaci però qualche aneddoto relativo alle esperienze trascorse negli ultimi due anni di “missione”.
Vuoi che ti racconti tutto il libro?? Diciamo che di aneddoti ce ne sono tanti e di diverso tipo. Forse quello che racconto poco è l’attraversamento di 4 fiumi. Quando sei con una moto da 240 kg più i bagagli, più te stessa, sola, non hai molta voglia di raccontare. Sai solo che se puoi raccontarlo significa che ti è andata bene e stai zitta, tanto è probabile che nessuno ti creda. Ricordo che in quel momento guardai il fiume e, semplicemente, decisi di non pensare. Realizzai, infatti, che se avessi pensato, presa dal panico, non lo avrei attraversato affatto. Invece mi ci infilai guardando l’altra riva, portando più che potei il peso indietro e accelerando (ma non troppo). E quando arrivai sull’altra sponda e vidi il secondo fiume, pensai semplicemente che fosse il primo. Il terzo e il quarto li avevo già visti sulla mappa, ma in quel momento preferii non contarli, fare finta di nulla e proseguire dritta come se fosse una cosa facile. Un viaggio da sola, così lungo, offre eterni momenti per riflettere su tutto.
In quei frangenti ti sei mai chiesta se il viaggio intrapreso non rappresentasse un’impresa azzardata e potenzialmente rischiosa? E quali altre considerazioni hai fatto?
Ma allora vuoi proprio sapere tutto. I sentimenti variano con il tempo, con il trascorrere del viaggio io cambio e le esperienze acquistano così un diverso significato: dai sentimenti di paura iniziali a quelli di fiducia e consapevolezza finali. Non solo un cammino fisico da x a y, ma un viaggio attraverso le mie debolezze per capire che l’amicizia e il sostegno servono; un viaggio attraverso la mia forza per distinguere gli amici dai falsi amici; un viaggio attraverso il mondo, infondo il microcosmo esterno corrisponde al macro cosmo esterno.
Quali terre hai toccato nel tuo “peregrinare” in moto e in quali luoghi hai operato come volontaria?
Argentina, Uruguay, Brasile, Chile, Bolivia, Perù, Ecuador, Colombia, Panama, Costarica, Nicaragua, Honduras, El Salvador, Guatemala, Mexico, Stati Uniti, Canada, Alaska. Mi sono fermata a far volontariato in Uruguay Argentina, Bolivia, Perù, Ecuador, Colombia e Messico.
Come hai programmato i tuoi spostamenti, erano pianificati con largo anticipo oppure ti spostavi in base alle zone e alle difficoltà rispetto alle quali si trovava la popolazione?
Cambiavano a seconda di tante cose, tempi dei visti, luoghi interessanti o meno, quasi mai scelti in base al desiderio di vedere un luogo turistico; ritengo che quelli si vedano bene da turista in aereo, mentre per vivere le culture della gente ti devi mescolare con loro e la moto in questo aiuta.
Cosa pensano le persone a te vicine rispetto alla tua passione e alle avventure con le quali ti sei misurata?
Che non ci sarei mai riuscita, quelli che mi conoscono poco. Che sono matta, quelli che mi conoscono un poco di più. Che ho fatto quel che io sono, quelli che mi conosco bene.
Hai mai dovuto fare i conti con difficoltà tecniche del mezzo, soprattutto nelle terre più isolate nelle quali hai fatto tappa?
1) Ho rotto radiatore a Buenos Aires, cinque giorni di stop;
2) Il cardano nel deserto della Ruta 40, la mitica patagonia argentina: ferma per quaranta giorni;
3) L’ammortizzatore posteriore in Bolivia, ferma per 3 mesi;
4) L’ammortizzatore anteriore e la ruota anteriore (cerchione piegato) in Perù, ferma per tre mesi;
5) La scatola del cambio andata per il trasporto in barchetta a vela dalla Colombia a Panama causato dall’acqua salata dentro il cambio; ferma due mesi a Panama e poi di nuovo 3 mesi in Costarica;
6) Il motore fuso in Messico per un olio difettoso o se vuoi dirla così, tarocco! Ferma venti giorni e poi cambiato l’albero a camme.
Ecco, sai chi è il meccanico che ha fatto tutte le riparazioni? Io!! Su ventitré mesi di viaggio (fai pure il calcolo) 14 mesi ferma x guasti ma non sono arrabbiata, se non fosse stato per i guasti sarei tornata a casa dopo 9 mesi e non dopo ventitré.
Scorrendo le pagine del tuo blog pare proprio che tu abbia parecchi sostenitori. Quando potranno avere nuovamente occasione di incontrarti dal vivo e “intervistarti” così come stiamo facendo noi?
E’ in programma IOPARTO ITALIA dove passeggerò in giro per la nostra bella Italia raccontando del mio viaggio e mettendo a disposizione un libro fotografico di 366 foto (che è anche un calendario perpetuo), un DVD e un libro di testo.
Hai ancora la tua fida BMW R100GS?
Ovviamente si.
Hai intenzione di cambiare moto?
Solo se trovo qualche cosa gratis.
Quali sono le qualità e le caratteristiche che ricerchi in una moto?
Scarsi consumi, lunghe distanze con un pieno, comodità e soprattutto devo poterci fare dell’off road. Altrimenti..NULLA!
I pneumatici Metzeler sono stati tuoi compagni di viaggio, hanno rispettato le aspettative?
E’ impressionante come i pneumatici determinino il comportamento della moto. Io ritengo che per il mio viaggio e per il mio stile di guida i SAHARA ENDURO 3 si sono dimostrati perfetti in quanto a comfort in off road. Certo, in strada davano una vibrazione maggiore, ma sulle strade dissestate non potevo andare oltre i 120 km/h e quindi non erano così fastidiose. Per quanti viaggiano solo su autostrada e anche in pista, sceglierei gli Sportec M5 Interact
.
Quali suggerimenti puoi darci su come migliorare le nostre gomme considerate le esigenze avanzate da “mangiatori di chilometri” della tua levatura?
MODE SCERZOSO ON: io sento sempre un certo scalino nelle pieghe; mi spiego meglio: ogni gomma che ho usato e non solo le vostre, arrivate ad un certo punto cedono di colpo. Sarò io che esagero a piegare?!?! MODE SCHERZOSO OFF (ora faccio un poco la seria).
Che progetti hai per il futuro?
Tanti, tantissimi.
Ci sono delle destinazioni che vorresti ancora raggiungere?
Tutte! Forse me ne sono dimenticata qualcuna?
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