Tour d’Albania, un’eccezionale occasione per gli appassionati di enduro (seconda parte)

Abbiamo conosciuto Ugo Filosa in occasione del Tour d’Albania del quale vi abbiamo parlato nel post precedente e del quale vi parleremo ancora nei prossimi giorni. Di questo esperto e talentuoso motociclista, però, sapevamo poco e scoprirlo campione in carica di diverse discipline ci ha incuriosito particolarmente. Poiché l’occasione era comoda, abbiamo pensato di “disturbarlo” rivolgendogli diverse domande per conoscerlo meglio e presentarvi la persona cui potreste rivolgervi nel caso vi solleticasse l’idea di partecipare agli altri tour di enduro “soft” che Ugo organizza con l’intento di avvicinare altri appassionati alla disciplina.

 

1. Quando hai scoperto la tua passione per le due ruote?
Nel 1974, avevo un anno e mezzo e a stento camminavo, mentre mio padre era in una concessionaria di moto, sfuggii agli sguardi e mi avvicinai a un piccolo motorino chopper della Benelli. Lo feci cadere rovinando il serbatoio che allora era in metallo; mio padre non si perse d’animo e me lo comprò, montarono le rotelline per la bici e cominciai la mia storia a motore!

 

2. Quando hai iniziato a cimentarti nell’off-road?
A otto anni, dopo il chopper, ottenni un Malaguti Ronchino predecessore del famoso Grizzly. Da li cominciai a sporcarmi con sabbia e fango partecipando ad alcune gare amatoriali durante i periodi estivi.

 

3. Perché il passaggio dal cross all’enduro?
Nel 1987 mio padre vinse un torneo di Poker, tornò felice a casa e col premio che aveva vinto mi comprò una moto da cross 125 con la quale mossi i mie primi passi nelle gare. Purtroppo in quegli anni l’ambiente del cross era popolato da delinquenti o dai loro figli, non si poteva sorpassarli altrimenti ogni gara finiva con una rissa. L’ambiente del cross mi deluse, facendomi migrare alle gare di enduro. Sembrava un ripiego ma questa specialità mi ha regalato enormi soddisfazioni.

 

4. Quali sono le competizioni nelle quali partecipi che ti regalano le emozioni più forti?
Dal 1989 partecipo alle gare di enduro e di rally, questi ultimi mi stanno dando le emozioni più forti. Sono gare lunghe e faticose, la pura velocità non vince, bisogna metterci anima e cervello. Alla soglia dei 40 anni mi reputo maturo per questo tipo di competizioni e i risultati si vedono gara dopo gara. Capita di incontrare tra gli avversari dei giovani e piloti velocissimi, la maggior parte di loro non riesce a mantenere un ritmo costante per tutta la durata della gara e finiscono col perdere. Nel 2009 degli amici mi invitarono a fare una gara Baja, pura velocità su terra, ne sono rimasto folgorato e già nel 2010 mi sono laureato campione europeo. Ora sono in testa alla classifica assoluta del Campionato Italiano Baja e lo ero anche in quello europeo, ma per la mancanza di parti di ricambio della mia Husqvarna non sono riuscito a partecipare ad una prova di due giorni in Ungheria. Così ho perso la possibilità di ripetermi.

 

5. Che programmi agonistici hai per l’immediato futuro?
Per il 2011 mi restano da finire il Campionato Italiano Baja e il Trofeo del Mediterraneo, conduco entrambe le classifiche: di categoria e l’assoluto. Il 26 e 27 novembre, invece, sarò ad Atene per una 24 ore non stop, senza cambio pilota, valevole come ultima prova della Balkan Cup, che ho già matematicamente vinto con il successo assoluto nella Balkan Off-road Marathon appena conclusa. Parteciperò lo stesso a questo evento perché sarà un ottimo banco di prova per me e i miei mezzi in vista delle massacranti maratone africane cui sogno di partecipare.

 

6. Che obiettivi agonistici ti sei posto nel lungo periodo?
Sono 30 anni che seguo la storia della Dakar, per me partecipare sarebbe come realizzare un sogno ma il budget necessario è enorme (50.000€), fuori dalla mia portata. Sono alla ricerca di sponsorizzazioni ma al Sud è quasi impossibile! Nel frattempo non demordo, continuo con i miei programmi e i miei progetti; sono tenace, mi impegno e alla fine riuscirò!

 

7. Quali attività complementari alle competizioni porti avanti?
Vivo la moto 24 ore al giorno. Oltre all’attività agonistica lavoro come agente di commercio per alcune aziende del settore moto; ho una mia scuola di enduro aperta tutti i weekend in cui non ho gare e oltre all’istruzione offro la possibilità di noleggiare moto e abbigliamento, dando la possibilità a chiunque di assaporare senza grosse spese (un giorno di corso con moto e abbigliamento costa 100€) questo magnifico mondo. Inoltre, in collaborazione con la FMI, partecipo a delle riunioni con gli alunni di età compresa tra i 10 e i 16 anni nelle scuole, con l’obiettivo di sensibilizzarli sulla sicurezza stradale. In particolar modo consiglio ai ragazzi di avvicinarsi alla pratica del motociclismo inteso come sport e non come vandalismo a motore; chi ha esuberanza nell’usare il proprio motorino o moto che sia, ha la possibilità di “sfogare” i propri istinti nelle gare. Ce ne sono per tutti i gusti senza diventare pirati della strada. Anche questa battaglia è lunga e difficile, mi sto impegnando anche in questo.

 

8. Hai testato i Metzeler Six Days Extreme, che impressione hai ricavato dalla prova?
Purtroppo non ho ancora avuto occasione di provare queste gomme; in genere acquisto pneumatici da cross omologati per l’uso stradale (approvate per rally e Baja). Le gomme specialistiche per l’enduro hanno una mescola troppo morbida, una bassa tassellatura e nelle mie gare dovrei cambiarne due al giorno… e non posso permettermelo!
Infine, tengo a precisare che nonostante tutte le mie attività e le vittorie a livello professionistico, resto un pilota che non ha sponsor; pago tutto, dalla moto, all’abbigliamento, alle gomme oltre a sostenere di tasca tutte le spese per le trasferte (la Bulgaria, così come il Portogallo e la Polonia sono piuttosto lontani). Chi intraprende una carriera come la mia deve sapere che non diventerà ricco, è necessario sapersi accontentare e godere di queste soddisfazioni.

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