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  • mar 31 2011

    Guard rail assassini, la responsabilità è dell’ente proprietario delle strade

    La sicurezza stradale è un tema che viene dibattuto, il più delle volte ahinoi, quando accadono eventi sfortunati che colpiscono giovani, famiglie e motociclisti. È vero, la tendenza sta lentamente cambiando, ma è altrettanto vero che un altro argomento legato alla sicurezza, la pericolosità dei guard rail, purtroppo, negli ambienti istituzionali è ancora troppo poco spesso discusso.

     

    Sebbene numerose associazioni, i “movimenti contro”, Metzeler e altri famosi brand, affrontino e parlino con fervore del tema “sicurezza su strada”, e nello specifico si esprimano con fermezza e disappunto circa la pericolosità dei guard rail, purtroppo, la situazione poco è cambiata: i guard rail sono ancora tutti lì, come delle lame pronte a tagliare l’entusiasmo dei motociclisti che per imprudenza, fato e/o cause a loro non imputabili, hanno la sfortuna di sbatterci contro.

     

    Ma il guard rail non dovrebbero essere uno strumento atto ad arginare e contenere i pericoli impliciti legati ai rischi che una condotta di guida non corretta comporta?

     

    La risposta è NI!

     

    Qualunque sia l’interpretazione che possiamo dare alla questione, che purtroppo rimane negativa, in tal senso, e senza indugio, si è espressa la terza sezione civile della Cassazione secondo la quale l’Anas, nel caso di morte provocata da guard rail, è tenuta a risarcire la famiglia della vittima.

     

    Il fatto, appunto, riguarda un motociclista deceduto a causa dei traumi riportati dall’impatto contro una barriera di protezione, la quale, spesso, si rivela più letale delle conseguenze provocate dall’incidente stesso. Ecco, la Cassazione chiamata ad esprimersi sulla vicenda ha stabilito che “la responsabilità da cosa in custodia presuppone che il soggetto al quale la si imputa sia in grado di esplicare riguardo alla cosa stessa un potere di sorveglianza, di modificarne lo stato e di escludere che altri vi apportino modifiche.” Aggiunge poi che “per le strade aperte al traffico l’ente proprietario si trova in questa situazione una volta accertato che il fatto dannoso si è verificato a causa di una anomalia della strada stessa – ed a maggior ragione per un’anomalia relativa agli strumenti di protezione istallati, è comunque configurabile la responsabilità dell’ente pubblico custode, salvo che quest’ultimo non dimostri di non avere potuto far nulla per evitare il danno.” E infine “l’ente proprietario supera la presunzione di colpa quando la situazione che provoca il danno si determina non come conseguenza di un precedente difetto di diligenza nella sorveglianza della strada, ma in maniera improvvisa, atteso che solo quest’ultima – al pari della eventuale colpa esclusiva dello stesso danneggiato in ordine al verificarsi del fatto – integra il caso fortuito previsto dall’art. 2051 c.c., quale discriminante della responsabilità del custode.

     

    In sostanza, per analogia, tutti gli enti proprietari di strade aperte al pubblico transito sono responsabili delle situazioni di pericolo imminente connesse alla struttura o alle pertinenze della strada, indipendentemente dalla sua estensione; “la funzione del guard rail è ontologicamente quella di evitare che qualsiasi condotta di guida non regolare possa portare l’autovettura (o qualsiasi altro mezzo autorizzato a circolare su strada) a pericolose uscite fuori dalla sede stradale.

     

    Cambierà qualcosa?

     

    Per ora non lo sappiamo; per il futuro chissà! In ogni caso, perché gli effetti di una sentenza come questa si “diffondano” in misura tale da sovvertire la concezione e l’installazione delle barriere di protezione verso soluzioni più “consone” all’integrità fisica dei motociclisti ci vorrà del tempo. Sino ad allora, una condotta di guida prudente, l’attenzione alla manutenzione del mezzo e dei pneumatici, la conoscenza dei rischi potenziali e reali del percorso e delle dinamiche legate alla moto, e una buona dose di fortuna, saranno gli unici strumenti cui affidare la nostra incolumità!

  • mar 30 2011

    BMW S 1000 RR con i Metzeler Racetec ancora davanti

    Trascorso un anno dalla sfida condotta sul circuito di Alcaniz tra le race replica (della quale vi fornimmo un resoconto dettagliato), vinta dall’allora “nuova arrivata”, la BMW S 1000 RR gommata Metzeler Racetec, i valori non sono affatto cambiati. In cima alla classifica dei tempi e delle preferenze dei tester c’è sempre la quattro cilindri tedesca equipaggiata con i nostri pneumatici. Formidabile!

     

     

    Questa volta, però, la prova ha interessato la sola rivista Motociclismo (durante il Masterbike 2010 le testate impegnate furono 14) che ha “stressato” la rosa completa della maxi in commercio (ad esclusione della Honda che ha declinato l’invito) sul tracciato di Monza, una pista, in verità, favorevole ai cavalli delle plurifrazionate. La concorrenza della BMW è stata come sempre agguerrita: Suzuki GSX-R 1000, MV Agusta F4, KTM 1190 RC8 R, Ducati 1198 SP, Kawasaki Ninja ZX-10R, Yamaha YZF-R1 e Aprilia RSV4 Factory APRC.

     

     

    Ragazzi, il progresso va avanti e alla consueta sfida tra bicilindriche e plurifrazionate, questa volta si è aggiunta anche quella tra le moto dotate di elettronica e quelle che ne sono sprovviste. Il risultato si è visto soprattutto nei tempi sul giro che raccontano con fedeltà assoluta dove e come si perde. Nella fattispecie, Motociclismo evidenzia il grandioso recupero che la Kawasaki ha compiuto dal 2010 quando il modello precedente alla moto attuale “prese paga” regalando alla BMW oltre 1,6 secondi al giro. Nel 2011, a Monza, pista meno esigente dal punto di vista ciclistico (settore nel quale la Ninja è cresciuta sensibilmente), la Kawasaki ha mancato la “pole” per appena 17 centesimi di secondo. Ci pensate?

     

     

    Bene, pensiamoci, perché a differenza della giapponese la S 1000RR dispone del cambio elettronico, la cui presenza paga sensibilmente nei 14 cambi di marcia (escluse le scalate) necessari nel giro tirato sul tracciato di Monza.

     

    La classifica dei migliori tempi stilata da Motociclismo è stata:

     

     

    Riferimenti cronometrici a parte, il resoconto del mensile è davvero dettagliato e analizza curva per curva, rettilineo per rettilineo tutte le velocità di percorrenza in curva, e le massime registrate nei rettilinei da ogni singola moto. Come sempre accade il giudizio dei tester, però, non si ferma ai soli tempi realizzati in pista ma prende in considerazioni anche altri parametri. In questo caso, la BMW spunta ancora la vittoria superando per gradimento complessivo l’Aprilia, la Kawasaki, la MV Agusta, la Ducati, La Yamaha, la Suzuki e la KTM. Insomma, i Metzeler Racetec Interact sono sempre davanti!

     

    Il numero di Motociclismo nel quale potrete trovare la prova completa è il n. 3 relativo appunto al mese di Marzo.

  • mar 29 2011

    Triumph propone gli Adventure Tours, imperdibili!

    Il clima diventa più mite ed ecco che fioccano le occasioni per ammaliare gli indifesi motociclisti rispetto alle tentazioni che le case prospettano loro. La prima che si fa avanti in questo “prologo” di primavera è la Triumph Motorcycles che insieme a Edelweiss Bike Travel, la più importante e competente agenzia al mondo specializzata in viaggi in moto, prepara gli Adventure Tours 2011. Per i prossimi mesi il programma prevede 5 mete “adventure” per una durata che varia dagli 11 ai 16 giorni. Mica male no?!?

     

     

    I tour inizieranno nel mese di giugno. Tre dei cinque viaggi in programma avranno come meta di partenza Hinckley, nelle Midlands inglesi, a “casa” Triumph per intenderci, e come destinazione l’Isola di Man, le Highlands scozzesi o la “bolgia” austriaca dei Tridays.

     

     

    Per quanti invece preferissero mete più “soleggiate”, la scelta prevede il North African Triumph Adventure Tour che porterà i partecipanti sino al Sahara; gli appassionati delle mete esotiche, infine, potranno optare per la Thailandia in programma nel mese di dicembre.

     

     

    Per i partecipanti dei Triumph Adventure Tours, ad esclusione del viaggio in Austria per i Tridays, è prevista anche la possibilità di noleggiare la Tiger 800XC. Durante i tour il personale specializzato Edelweiss accompagnerà i partecipanti in moto per tutta la durata del viaggio. Contestualmente, e per ogni evenienza, un mezzo di supporto farà da staffetta ai partecipanti per tutta la durata del viaggio. Ulteriori informazioni sui programmi dei Triumph Adventure Tours sono disponibili agli indirizzi www.triumph.co.uk e www.edelweissbike.com.

  • mar 28 2011

    Giubbotto e guanti old fashion by Clover

     

    Per i più audaci la stagione motociclistica non è mai terminata, per gli appassionati “meteorologicamente” più prudenti, invece, la ripresa dell’attività su due ruote è in forte ascesa. È in questo frangente che partono le corse agli acquisti; chi non vorrebbe rinnovare il proprio guardaroba scegliendo con cura sia il capo tecnicamente avanzato, sia quello esteticamente più convincente?

     

    In questa forbice si inseriscono le proposte di Clover che, per la stagione primaverile, propone una combinazione “vintage” di giubbotto e guanti. Il primo, il Bullet, è realizzato in pelle bovina (spessore 0.9 mm), è idrorepellente, ha quattro pratiche tasche frontali ed è studiato per garantire alti standard di sicurezza grazie alle protezioni CE (100% made in Italy) su spalle e gomiti, estraibili e registrabili. La tipologia di capo lo rende funzionale sia per l’impiego motociclistico, sia per il tempo libero. Il Bullet ha un’imbottitura termica staccabile e ha la fodera interna “Climacontrol” ventilata.

     

    I secondi, i guanti corti K-V, disponibili anche nella versione “lady”, sono realizzati con pellame morbido e di alta qualità (dorso e palmo), sono provvisti di protezione sulle nocche corazzate (rinforzate e imbottite) e su palmo e dita. I guanti hanno anche un inserto rifrangente e il soffietto elasticizzato nel polso, ciò permette di calzarli comodamente e di registrare la chiusura.

  • mar 25 2011

    Machomax ci spiega come costruire un parafango in carbonio, volete provare anche voi?

    Le parti in carbonio sono belle, inutile negarlo, ma anche care. E allora perché non provare a costruire da soli i tanto desiderati pezzi in carbonio per la proprio moto? E’ quello che ha pensato anche il nostro caro amico Machomax che per tutti i lettori di Ridexperience ha preparato dei simpatici video nei quali illustra le operazioni da lui compiute per realizzare un parafango in carbonio. Ecco il suo racconto e le immagini che lo accompagnano:

     

     

    Video 1


    Durante l’inverno la moto si usa meno e allora il tempo mi piace trascorrerlo nel box tra chiavi inglesi, mastice, nastro americano ecc. ecc. E’ da tempo che ci pensavo e alcune settimane fa mi sono deciso a comprare un Kit per fare dei pezzi in carbonio. Navigando su internet ho trovato questo sito molto interessante: www.prochima.it e ho scoperto che, tra i vari prodotti, avevano anche quello che interessava a me; date un’occhiata! Così tramite il portale di Prochima ho effettuato l’ordine e dopo alcuni giorni avevo tutto a casa.

     

     

    Mi sono messo subito all’opera. Essendo un neofita di determinati prodotti ho optato per “replicare” un pezzo abbastanza semplice (almeno all’apparenza): il parafango posteriore del mio Aprilione. Ho smontato il pezzo e l’ho pulito per bene; presa la gomma siliconica Prochima l’ho miscelata con l’apposito catalizzatore nelle dosi del 5%, come consigliato dalla casa. Successivamente ho miscelato per bene i due composti con una spatola e poi ho spennellato tutto sopra il parafango lasciando una patina di 2-3 mm circa. Ancora, ho adagiato sopra la gomma siliconica un foglio quadriassiale (ritagliato in precedenza) e ho ricoperto anche questo di altri 2-3 mm di prodotto. Poi ho lasciato seccare tutto per alcune ore. Appena asciutto, ho proceduto con il passaggio successivo: la plastoforma.

     

     

    Ho miscelato la plastoforma con il suo catalizzatore e poi l’ho utilizzata per ricoprire la gomma siliconica. Anche in questo caso ho utilizzato un foglio quadriassiale che ho ricoperto con dell’altra plastoforma. Dopo aver lasciato riposare il tutto per un intera notte, l’indomani il prodotto era solidificato. A questo punto non è rimasto altro che separare il pezzo originale dalla forma. Inizialmente mi sono aiutato con delle piccole spatole (stando attento a non rovinare la gomma siliconica) poi appena più semplice ho afferrato con le dita il pezzo originale e delicatamente l’ho staccato. Ed ecco ottenuto lo stampo nel quale adagiare i preziosi fogli di carbonio.

     

     

    Video 2


     

     

    Innanzitutto ho rifinito il pezzo grezzo. Mi sono “armato” di seghetto a ferro e forbici ben affilate per togliere il superfluo. Ho preso le misure dello stampo ed ho ritagliato il carbonio. Ho pulito la parte in silicone con alcool, miscelato la resina E-227 con il suo catalizzatore e mischiato per bene i 2 componenti. Ho spennellato abbondantemente la gomma siliconica e poi ho adagiato il primo foglio in carbonio.

     

     

    Questa fase non è semplice. Il foglio, soprattutto il primo (quello che sarà più esterno), deve essere ben tirato, non deve presentare grinze o bolle. Il foglio deve essere quindi imbevuto bene di resina. Ho posizionato dei rinforzi (con foglio quadriassiale) nei punti di ancoraggio. Ho ricoperto il tutto con ulteriori due fogli di carbonio sempre ben imbevuti di resina per poi passare il rullino frangibolle ad ogni stesura di foglio. Mentre lasciavo riposare il tutto, di tanto in tanto davo una scaldata ai fogli di carbonio con il phon. I fogli si scaldano velocemente e questo facilità l’essicazione della resina.

     

     

    Una volta seccato non resta che separare i fogli in carbonio dallo stampo, rifinire il pezzo con seghetto, forbici e carta vetrata (sui bordi), fare i fori con un trapano per le viti. E il gioco è fatto!

     

     

    Sinceramente mi sono divertito e sono fiero del risultato ottenuto, soprattutto considerato che era la prima volta che provavo a farlo. Il kit prochima è veramente alla portata di tutti, basta un minimo di manualità e tanta passione. Le istruzioni sono chiare e una volta fatto il primo stampo il secondo sarà decisamente più facile. Non vedo l’ora di fare altri pezzi per le mie moto, e a voi è venuta voglia??”

     

     

    Lamps

     

    MachoMax

     

ROAD RACING 2014

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